Vecchio 26-11-2013, 20.49.40   #31
tank964
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Se e stato così tanto meglio , io in anni non ho mai visto una documentazione del genere , sulla cerimonia di consegna mi fu detto a suo tempo dai pochi reduci di via Bagutta che pochissimi fecero questa cerimonia , anni orsono ebbi anche occasione di visitare l'archivio storico dell'associazione (tenuto nei sotterranei) che in tempi più recenti a causa del restringimento della sede e finito al macero (alla faccia del centenario) , feci delle foto se le trovo le posto
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Vecchio 26-11-2013, 23.10.33   #32
bruno
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Non so, Milano è una grossa città ed avrà avuto molti reduci viventi, con evidenti problemi logistici. Avranno premiato pubblicamente solo alcuni.
Passato il centenario, il macero era una tra le soluzioni possibili, anche se la meno auspicabile.

Chiederò a mia madre se sa come hanno decorato il nonno.
su google trovi alcune foto di consegna dei CVV:
http://www.google.it/search?q=conseg...=1929&bih=1306
__________________
Il mio blog sul collezionismo politico:
http://italianpolitic.wordpress.com
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Vecchio 27-11-2013, 10.20.27   #33
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Parte vecchia dell'archivio fine anni 80 ( la foto e una polaroid , le digitali non esistevano ancora)
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Vecchio 27-11-2013, 10.24.46   #34
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Migliaia di cartellette contenenti tante piccole storie e tragedie umane
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Vecchio 27-11-2013, 10.37.13   #35
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cartoline , foto , documenti e altro tutto al macero , peccato , tutta la parte dell'archivio vecchia era conservata nei sotterranei che in tempo di guerra svolgevano la funzione di rifugio antiaereo , impressionanti le porte blindate di chiusura delle stanze purtroppo non fotografate , il tipo di polvere nerastra mista a ragnatele presente ovunque non invitava a muoversi troppo
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Ultima modifica di tank964 : 27-11-2013 10.53.07.
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Vecchio 27-11-2013, 10.50.58   #36
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Una piccola nota sull'uomo di sinistra della foto postata , Carlo Delcroix che fu Fu tra i fondatori dell'Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra (ANMIG) e nel 1924 ne divenne il presidente.


Un accenno tratto da Wikipedia di come rimase ferito

......Ai primi di gennaio 1917 venne nuovamente trasferito e passò alle dipendenze del Comando di Reggimento che lo incaricò di dirigere gli urgentissimi lavori di sgombero dei cumuli di neve da valanga riversatisi sulle mulattiere della Marmolada.

Promosso tenente, nel febbraio 1917 lasciò definitivamente gli incarichi di comando e passò alle dipendenze della Divisione, stabilendosi sotto il bastione della Marmolada (a Malga Ciapéla) presso il comando del Battaglione alpini Val Cordevole, con l’incarico di istruire i neocostituiti reparti di arditi "Fiamme verdi" al lancio delle bombe a mano. E proprio qui avvenne il tragico incidente che mutilò Carlo Delcroix: il tenente Minghetti, accorso tra i primi, descrisse così l'orrenda scena del ferimento dell'amico Carlo:

« Delcroix era sulla neve, in una pozza di sangue. Aveva perduto le mani e gli occhi ed appariva ferito in molte altre parti del corpo. [...] Gli occhi afflosciati e senza vita erano imbevuti di sangue nero, il viso e le labbra gonfie erano come bruciati dalla vampa dell'esplosione. Centinaia di schegge gli si erano conficcate in tutto il corpo, specialmente nell'addome e nel torace, con ferite profonde[...] I moncherini delle braccia mostravano un impasto sanguinolento di muscoli, tendini, nervi e ossa violentemente spezzate. »

Il medico di Malga Ciapéla, il tenente Ravazzoni, raccolse subito il corpo di Delcroix e si prodigò immediatamente per suturare il grave squarcio che aveva sul petto e sulle braccia e per liberare la gola del ferito dal mucchio di pezzi di denti, di gengive e di terra che non gli permettevano di respirare. Lo dettero per spacciato, ma in quel corpo martoriato c'era ancora l'animo avido di vita di un ventunenne e riuscì a sopravvivere alle prime critiche ore passate a Malga Ciapéla e al successivo trasporto in autoambulanza presso l'ospedaletto n. 057 di Caprile. Il ferito, benché febbricitante e quasi dissanguato, restò sveglio per tutta la notte, e si rivolse al medico Ravazzoni dicendogli di non perdere tempo con lui, che si sentiva di dover morire ma non aveva paura,

« mi spiace di non essere rimasto sotto i cavalli di frisia del Sasso di Mezzodì! » ...
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