Pelliccia REI
Vecchio 13-09-2016, 10.36.39   #1
lorenzo85
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Altro equipaggiamento per i climi freddi era questo gilet di pelle foderato di pelliccia ovina, da indossare sopra l'uniforme grigioverde o mimetica
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Vecchio 13-09-2016, 10.37.30   #2
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Dietro
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Vecchio 13-09-2016, 10.38.41   #3
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I bottoni, in frutto colorati di bianco
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Vecchio 13-09-2016, 10.43.00   #4
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Unico marchio presente, 118, credo la sua "matricola"...
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Vecchio 13-09-2016, 10.46.52   #5
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Assieme alla bustina, provengono dallo stesso magazzino, nei quali sono stati accatastati e troppo spesso rimasti, senza che raggiungessero le truppe che ansiosamente aspettavano equipaggiamenti adatti
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Vecchio 15-09-2016, 20.26.34   #6
Ironcrown
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Non conosco la storia precisa di questi capi, ma immagino che siano stati realizzati alla fine del 1942 o agli inizi del 1943. A quel punto lì, con l'ARMIR in rotta, fu inutile inviarli in Russia.
Ad ogni modo, gli Italiani in Russia prima della grande offensiva invernale non se la passavano malissimo. Equipaggiamenti invernali ne avevano, e nell'inverno 1941-1942 erano addirittura meglio forniti dei Tedeschi, perchè il generale Messe si adoperò per reperire ovunque fosse possibile (anche localmente) vestiario pesante per le proprie truppe. Inoltre, nell'inverno 1942-43 le linee del fronte si erano stabilizzate e i soldati vivevano in ricoveri abbastanza ben costruiti e riparati. Anche se non alloggiavano al Ritz, per lo meno non morivano di freddo!
I problemi sorsero con la ritirata: gli uomini dovettero percorrere a piedi decine e decine di chilometri ogni giorno per settimane senza ripari e con la neve alta. In quelle condizioni, anche con gli indumenti tecnici di oggi si sarebbe a rischio congelamento, figuriamoci all'epoca!
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Vecchio 16-09-2016, 18.14.38   #7
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Concordo.
Lo sforzo fu fatto, fatto sta che molti reduci riportano nelle loro memorie di aver visto magazzini pieni di vestiario e alimenti dati alle fiamme per non lasciarli cadere al nemico.
La storiella delle "scarpe di cartone e delle divise di tela" altro non è che l'ennesima menzogna post resistenziale per ignorare l'ecatombe dei prigionieri italiani, caduti a decine di migliaia nei campi russi.
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Vecchio 16-09-2016, 23.49.21   #8
Ironcrown
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Concordo.
Lo sforzo fu fatto, fatto sta che molti reduci riportano nelle loro memorie di aver visto magazzini pieni di vestiario e alimenti dati alle fiamme per non lasciarli cadere al nemico.
La storiella delle "scarpe di cartone e delle divise di tela" altro non è che l'ennesima menzogna post resistenziale per ignorare l'ecatombe dei prigionieri italiani, caduti a decine di migliaia nei campi russi.
Non sono menzogne le storie sulle scarpe di cartone e sulle divise che si strappavano, sono vere ma sono state un po' stravolte dalle interpretazioni giornalistiche. E' il solito vecchio problema dei giornalisti che provano a fare gli storici... Alcuni ci riescono, altri creano solo casini!

Gli scarponcini in cuoio per la fanteria, si dice, venivano realizzati in modo sbrigativo per sopperire alle pressanti richieste del Regio Esercito, che doveva vestire milioni di richiamati. Il cuoio veniva conciato in fretta e furia, e la qualità ne risentiva. Il prodotto finito all'apparenza si presentava bene, ma se non veniva ingrassato a dovere una volta soggetto alle intemperie, bagnato, congelato e via dicendo, in breve si strappava "come cartone". Da dire così a dire che le scarpe le facevano di cartone giornalisticamente parlando il passo è breve!

Stessa cosa per le divise. Il Lanital era certo meglio di niente; per coprire le vergogne poteva andare anche bene, ma con l'utilizzo sul campo la storia cambiava. Si trattava di un prodotto autarchico le cui qualità isolanti, una volta bagnato, erano quasi nulle. Anche la robustezza non era eccelsa.
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Vecchio 19-09-2016, 00.21.52   #9
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Non avevo mai visto nulla del genere! Grazie per la condivisione
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